
La lettura dell’atto di matrimonio in municipio sembra rientrare in un semplice formalismo. Tuttavia, la risposta del Ministero dell’Interno a una domanda parlamentare del 2013 ha chiarito nettamente: questa lettura non può essere delegata a un funzionario del comune. L’ufficiale di stato civile, e solo lui, deve occuparsene. Questo quadro giuridico rigoroso coesiste con pratiche locali che, invece, hanno sensibilmente evoluto negli ultimi anni.
Articolo 75 del Codice civile e lettura dell’atto: ciò che la legge impone davvero
La base giuridica si fonda su due testi. L’articolo 75 del Codice civile precisa che alcuni articoli devono essere letti ai futuri sposi durante la cerimonia civile. L’articolo 38, da parte sua, prevede che l’atto di matrimonio deve essere letto alle parti coinvolte dopo lo scambio dei consensi.
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La sfumatura è spesso mal compresa. Ci sono due momenti di lettura distinti in una cerimonia: prima gli articoli del Codice civile relativi ai diritti e doveri degli sposi (prima del “sì”), poi la lettura dell’atto di matrimonio stesso (dopo). Entrambi spettano all’ufficiale di stato civile.
Il senatore Jean-Noël Cardoux, nella sua domanda scritta pubblicata il 30 maggio 2013, aveva sollevato il fatto che nulla nella redazione dell’articolo 38 designava esplicitamente l’ufficiale di stato civile come lettore dell’atto. La risposta del ministero, pubblicata il 19 settembre 2013, ha chiuso il dibattito: la lettura dell’atto di matrimonio non può essere delegata a un funzionario.
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Per comprendere in dettaglio chi può leggere l’atto di matrimonio, è quindi necessario distinguere ciò che il diritto autorizza da ciò che la pratica locale talvolta tollera.
Da quando la legge n°2019-222 del 23 marzo 2019 di programmazione e riforma per la giustizia è entrata in vigore, diversi articoli del Codice civile letti durante la cerimonia sono stati modificati, in particolare riguardo all’autorità genitoriale e agli obblighi reciproci. Molti comuni hanno aggiornato i loro schemi di cerimonia solo a partire dalla fine del 2019 o nel corso del 2020, dopo la diffusione delle circolari di applicazione da parte della Cancelleria.

Ufficiale di stato civile e celebrante del matrimonio: chi fa cosa in municipio
L’ufficiale di stato civile è il sindaco o un suo vice. Un consigliere comunale può anche celebrare un matrimonio, a condizione di aver ricevuto una delega specifica. Questa delega riguarda la celebrazione stessa, e quindi la lettura dei testi normativi e dell’atto.
Al contrario, un agente amministrativo, anche presente alla cerimonia, non può leggere l’atto. Prefetture e camere regionali dei conti hanno ricordato negli ultimi anni che la delega di celebrazione può essere data solo a un eletto municipale. I casi derogatori (matrimonio per procura, impedimento grave) rimangono eccezionali e regolati dalla legge.
Nelle piccole comuni, la confusione è frequente. Come illustrava uno scambio su un forum territoriale nel 2013, una segretaria comunale che leggeva abitualmente l’atto durante le cerimonie si è trovata indisponibile, sollevando la questione della sua sostituzione. La risposta giuridica è chiara: era già una pratica irregolare. Il fatto che sia comune non la rende legale.
Ciò che il celebrante legge obbligatoriamente
- Gli articoli del Codice civile relativi ai diritti e doveri degli sposi (articoli 212, 213, 214, 215, in particolare), letti prima della raccolta dei consensi
- L’atto di matrimonio completo, letto dopo lo scambio dei consensi, che menziona l’identità degli sposi, dei testimoni, le dichiarazioni e il regime matrimoniale scelto
- Il richiamo delle menzioni relative all’autorità parentale congiunta, nella loro redazione aggiornata dalla legge del 2019
Letture personali durante la cerimonia civile: ciò che i comuni autorizzano
La questione di chi può intervenire durante la cerimonia in municipio va oltre il rigoroso quadro dell’atto. Dalla fine della crisi sanitaria, la personalizzazione delle cerimonie civili ha preso piede in diverse grandi città francesi.
Alcuni comuni, come quelli di Lione o Nantes, autorizzano in modo regolato letture di testi personali o interventi di familiari durante la cerimonia. Queste letture si aggiungono alle menzioni obbligatorie lette dall’ufficiale di stato civile, senza mai sostituirle. La condizione posta è generalmente che questi aggiustamenti non allunghino eccessivamente la durata della cerimonia.
È importante distinguere due cose. La lettura dell’atto di matrimonio è un atto giuridico che solo l’ufficiale di stato civile può compiere. Le letture personali (poesie, testi, testimonianze) sono momenti simbolici, tollerati e persino incoraggiati da alcuni comuni, ma che non hanno alcun valore legale.
Cerimonia religiosa o laica: altre regole
Al di fuori del municipio, le regole cambiano radicalmente. Durante una cerimonia religiosa cattolica, le letture sono affidate ai familiari, ai testimoni o a un membro del clero a seconda delle scelte degli sposi e del sacerdote. La lettura di brani biblici da parte di un invitato è una tradizione diffusa.
Per una cerimonia laica, non si applica alcun quadro giuridico: l’officiante è scelto liberamente, e qualsiasi familiare può leggere un testo, un impegno, o persino redigere un discorso personalizzato. Questa libertà spiega in parte la confusione frequente tra ciò che è possibile “in chiesa” o in un luogo privato e ciò che è permesso in municipio.

Atto di matrimonio in municipio: i limiti della pratica locale
Il divario tra diritto e realtà rimane marcato. Nei comuni rurali, dove i matrimoni sono rari, la lettura dell’atto da parte della segretaria comunale o di un agente comunale rimane un’abitudine radicata. Il richiamo all’ordine del Ministero dell’Interno nel 2013 non ha cancellato queste pratiche, per mancanza di controllo sistematico.
I riscontri sul campo divergono su questo punto. Alcune prefetture tollerano queste usanze finché l’ufficiale di stato civile rimane presente e raccoglie lui stesso i consensi. Altre considerano che ogni delega di lettura costituisce un’irregolarità suscettibile di indebolire l’atto in caso di contestazione.
Per i futuri sposi, quindi, il margine di manovra si trova altrove. Proporre letture personali come complemento, prevedere uno scambio con il sindaco o il vice sullo svolgimento desiderato, chiedere se il municipio dispone di una guida di cerimonia aggiornata: sono tutte piste concrete per personalizzare il momento senza violare il quadro legale. L’atto rimane affare esclusivo dell’ufficiale di stato civile, il resto appartiene agli sposi e ai loro cari.